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E’ difficile trovare biografie di scienziati scritte da scrittori “di professione” come Leavitt. Ancor più difficile e’ trovare tali biografie scientificamente corrette. Tuttavia questo testo casca in entrambe le categorie, merito di un Leavitt evidentemente appassionato dalla figura del protagonista, Alan Turing. Figura che, peraltro, e’ assolutamente eccezionale nella sua vita disperatamente geniale e drammaticamente segnata da solitudine e incomprensioni fino a un suicidio tramite una mela avvelenata che, se non fosse fiabesco, sarebbe grottesco.

Turing e’ il riconosciuto inventore del computer, un logico capace di rivaleggiare con Godel e i grandi matematici,   ma e’ anche un omosessuale e, fondamentalmente un disadattato in una società inglese della prima meta’ del XX secolo che e’ incapace di comprenderlo e accettarlo perfino quando, durante la guerra, rompe il codice dell’Enigma, la macchina crittografica dei nazisti, dando agli alleati un’arma la cui importanza e’ pari a quella della bomba atomica.

Nella sua logica, pulita e perfetta, che estende alla sua vita privata, incapace di ogni infingimento, vede nella sua macchina Universale, l’antesignano del computer per capirsi, un amico, un figlio capace di comprenderlo perché “ragiona” come lui, in maniera lineare, senza bisogno di nascondersi o dissimularsi.

Su internet circola una voce secondo la quale la mela del logo della Apple sarebbe un riferimento a Turing. La compagnia nega qualsiasi collegamento; la sua mela, sostiene, allude a Newton. Ma allora perché ne manca un pezzo?


Aggiornamento del 10/9/09: Il governo della Gran bretagna ha riconosciuto come “orribile” il trattamento cui sottopose Turing, e che fu probabilmente la causa del suo suicidio [via Wittgenstein]